PROMISCUITA' E PROSTITUZIONE - "Le stufe erano luoghi di trattamenti estetici e di bassa chirurgia come i salassi con le sanguisughe -rivela la Lazzarini -. Si andava lì per le cure idroterapiche e c'erano più stanze: secche, ovvero riscaldate senza vapore, e umide, dove invece il vapore acqueo aveva un ruolo preminente. Una stufa aveva molte stanze dove ci si spogliava e si facevano bagni caldi o massaggi. E poi c'erano le stanza appartate, luoghi di promiscuità e prostituzione femminile e maschile".
LA SANTA SEDE: "NESSUN IMBARAZZO" - Antonio Paolucci, il direttore dei Musei vaticani, ha spiegato però che la teoria della Lazzarini non è stata causa di imbarazzo per la Santa sede. "E' assolutamente possibile e non cambia nulla - ha sottolineato -. Michelangelo ha studiato le forme umane ovunque, incluso negli ospedali. E questa passione per il corpo umano, particolarmente maschile, rimane immutata. Se c'era qualche motivo d'imbarazzo era all'epoca, non oggi". Non a caso, subito dopo il completamento della Cappella Sistina, e in particolare alcuni anni dopo, con l'inizio della Controriforma, si levò infatti un coro di proteste contro il capolavoro di Michelangelo. Al punto che l'artista Daniele da Volterra, allievo del pittore, fu incaricato di coprire i nudi con perizomi e foglie di fico, passando alla storia come il Braghettone.
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